Di selfie e aggregazioni

La campagna è ormai agli sgoccioli e, a parte i sondaggi del GdP e le solite (a volte anche eccessive) scaramucce, l’unica cosa che avrà caratterizzato e dato un po’ di colore a questa campagna rimarranno i selfie interpartitici.

VanninBarbara_ConoscimiMYTI

Sinceramente i sondaggi non mi hanno sfiorata (Chiasso non è risultata interessante per Pisani…) e per mia natura rimango convinta che le divergenze si possano appianare discutendo (anche animatamente) e poi andando oltre; la vita è troppo breve per trascinarsi appresso rancori.

Devo dire che mi ha fatto un po’ sorridere tutta la polemica sul fatto di presenziare o no agli aperitivi dei partiti “avversari”. Innanzitutto perché in una comunità è giusto conoscersi e avere contatti con tutti: si è prima cittadini e poi rappresentanti di partito. Questa sottile, ma importante differenza, è quella che ci permette di ascoltare, di comprendere le motivazioni che spingono a orientarsi e a chinarsi su alcuni temi e, quindi, di riflettere su idee che non sempre convergono con le proprie. Rifiutare “per partito preso” ogni proposta che non sia ispirata dalla propria area di appartenenza mi sembra poco costruttivo e anche retaggio di una politica ormai superata da decenni. Mi dispiace per i “puristi”, ma nel 2016 gli inquadramenti ideologici non bastano più per dare risposte a una società diventata troppo complessa e frammentata. Ciò non vuol dire abbandonare e contraddire i propri ideali liberali: anzi, significa coglierne l’essenza e declinarla facendo della politica più costruttiva e lungimirante. La nuova generazione di politici questo l’ha capito da qualche tempo.
I tanto contestati “selfie” e le chiacchierate tra candidati li ho fatti con i socialisti, i pipidini e anche con i leghisti. Analogamente a come succede dopo un’intensa giornata di lavoro tra colleghi, dove si parla sì del quotidiano, ma anche di sogni e di aspirazioni, un aperitivo, una birra, uno spritz o anche solo un caffè con chi non è della propria squadra non significa “disperdere” voti o fare “inciuci” pre-elettorali. Significa parlarsi e confrontarsi su temi, idee e magari su progetti che in futuro mi vedranno (a dipendenza di come si porranno gli argomenti) d’accordo oppure no. E questo indipendentemente dal ruolo che i cittadini chiassesi vorranno attribuirmi il 10 aprile.

E in tal senso, se penso al complesso cantiere delle aggregazioni, non vedo alternative a un approccio pragmatico e fondato sui compromessi. Ancora oggi sul CdT il progetto proposto dagli Enti locali va nella direzione di 23 comuni unici e, tra questi, un unico comune del Mendrisiotto. Sono un po’ perplessa sui tempi e le modalità con cui si ambisce a creare un solo comprensorio così eterogeneo composto da due forti identità distinte come Mendrisio e Chiasso. Le recenti aggregazioni nei vari distretti ticinesi hanno mostrato che i tempi per “digerire” l’accorpamento di località diverse sono piuttosto lunghi e laboriosi, in particolare dove i cittadini non si sentono coinvolti o appartenere a pieno titolo alla nuova realtà. Noi chiassesi sentiamo che i bisogni della nostra Città non sono gli stessi di quelli dell’ex Borgo: già solo per il fatto che la prossimità con il confine merita un’attenzione dedicata, puntuale e costante. Come primo obiettivo mi concentrerei a costituire due poli; poi, se i cittadini lo vorranno e lo riterranno necessario, si potrà andare verso un’unica grande realtà. Ma è, secondo me, prematuro procedere prima di qualche decennio. Per questo è prioritario aprire un canale che corrisponda con gli Enti locali e con il ministro Gobbi e avanzare una proposta di aggregazione del Basso Mendrisiotto seria, condivisa, e soprattutto supportata dal consenso popolare.

#BarbaraVannin