Chiasso: vogliamo pensare anche al futuro?

Si è tornati a parlare di Chiasso, di nuovo, in negativo. Non che ci sia molto da stupirsi, a dire il vero. Se fino a qualche mese fa — forse presa dall’entusiasmo della nuova avventura in Consiglio comunale — riuscivo a cogliere dei segnali incoraggianti e rassicuranti sul futuro del nostro Comune, oggi questi mi pare siano svaniti quasi del tutto.

Forse è perché sono confrontata quotidianamente con l’intraprendenza e con chi vuole fare impresa, che faccio fatica a riconoscermi in un Comune dove l’Esecutivo si limita ad amministrare il quotidiano, senza avere un guizzo di progettualità che delinei, anche vagamente, il futuro della città e dare delle prospettive ai suoi cittadini.

Mi dispiace essere così dura e diretta (ciò che probabilmente non piacerà a qualcuno), ma oggettivamente non so cosa abbia fatto finora di concreto l’attuale Municipio per rilanciare Chiasso. Capisco il calcio e l’affetto che si prova per la locale compagine, capisco anche i gravissimi problemi legati a via Odescalchi, come capisco che sia giunto il momento di portare a casa la tanto desiderata Scuola Superiore della Moda e della Sartoria (con quali effetti sul territorio ancora tutti da valutare) e la risistemazione del comparto FFS e del quartiere Soldini. Capisco e sostengo, ponderando tutti i vantaggi e le criticità, gli investimenti che si vogliono fare e che saranno posti in votazione in Consiglio comunale. Ma, oltre al fatto che sono iniziative che sono state ereditate da passate legislature, mi chiedo: e una volta ottenute tutte le risposte? Cosa succede una volta evase tutte le trattande? C’è altro? Esiste una bozza, anche minima, di dove si vuole traghettare il nostro Comune da qui ai prossimi 5, 10, 20 o più anni?

Sono trascorsi oltre 6 mesi da un’interrogazione interpartitica da me avanzata in cui si chiedeva di stilare un documento strategico al fine di gettare le basi di un piano di sviluppo della città, non limitato alla pianificazione, ma a tutti gli aspetti: demografici, sociali, economici, ambientali, etc. E fino a oggi? Nulla, se non qualche — purtroppo poco credibile — rassicurazione verbale. Questo non è fare politica!

Trovo che questo non volersi impegnare sia anche una delle cause del progressivo senso di abbandono che tutti i Chiassesi — chi più, chi meno — iniziano a percepire. Basta dare un’occhiata al Corso (vedi immagine in basso) e di come, pur con puntuali interventi, esso risulti sempre più sgradevole alla vista e per nulla rappresentativo dei tanto celebrati “ordine e pulizia” elvetici. È solo un esempio di tante altre piccole trascuratezze alle quali, ormai, a Chiasso non si dà più peso, poiché, come dicono in Municipio, ci sono cose più importanti (e mancano i fondi).
Sarei felice di essere messa al corrente delle future “cose più importanti”. Credo lo saremmo tutti noi Chiassesi. Ma non solo a parole, bensì con un impegno ufficiale che ne tratteggi i punti essenziali e, meglio ancora, con i fatti!

Opinione sul Corriere del Ticino del 29.04.2017 (pdf).